I boschi, le foreste, la copertura vegetale in genere, costituiscono un bene d’inestimabile valore. Tutte le piante sono gli unici esseri viventi produttori di ossigeno, indispensabile alla vita sul pianeta. Da qui l’importanza di preservare i boschi e le foreste, da migliorare ed estenderne la consistenza. Ma il loro ruolo non è limitato soltanto alla produzione di ossigeno ed all’assorbimento dell’anidride carbonica, assolvono altre importantissime funzioni. Innanzitutto mantengono gli ambienti naturali con gli elementi che li costituiscono in equilibrio tra loro, mantengono e perpetuano la biodiversità, per la quale ciascun elemento è tipico, caratterizzante ed in armonia con tutti gli altri. La copertura vegetale contribuisce, e non per poco, alla stabilità del suolo ed alla regolazione delle acque oltre, ovviamente, che costituire una rilevante risorsa economica. Purtroppo però molte sono le avversità e le insidie che i boschi e le foreste devono fronteggiare, provocate dall’intervento dell’uomo o legate a fenomeni naturali. Innanzitutto i disboscamenti indiscriminati per recuperare all’agricoltura nuovi terreni; i tagli irrazionali per ottenere un prodotto, il più grande possibile ed immediato; il pascolo non regolamentato che distruggendo tutte le giovani piante impedisce il rinnovarsi della copertura arborea; gli incendi causati volontariamente o involontariamente dall’uomo. E poi ci sono da aggiungere gli eventi climatici di particolare gravità: alluvioni, nevicate di elevata intensità, frane, incendi provocati per esempio, dai fulmini… Ma soffermiamoci sugli incendi boschivi, la loro entità, i danni che provocano, i mezzi e le strategie per contrastarli e limitarne i danni.

Leggi e strutture d’intervento

La Legge 353 del 21 novembre 2000, “Legge quadro in materia di incendi boschivi”, ed il Decreto dell’anno successivo, mettono ordine nelle competenze in materia e forniscono il quadro entro cui le Regioni a statuto ordinario possono e debbono agire. Appartenendo a ciascuna Regione la competenza in materia di incendi boschivi, la legge stabilisce che le Regioni adottino un “piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi”. È prevista, inoltre, l’istituzione, da parte di ciascuna Regione, di una Sala Operativa Unificata Permanente (S.O.U.P.) con la presenza di rappresentanti della Regione, del Corpo Forestale dello Stato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, delle associazioni riconosciute di volontariato.

La principale funzione della S.O.U.P. “la Regione Calabria ha istituito la propria presso la Protezione Civile, a Catanzaro”  è il coordinamento dell’organizzazione della lotta contro gli incendi, provvedendo, dopo valutazione delle richieste e delle priorità, al migliore utilizzo delle risorse (mezzi e personale) disponibili.

In Calabria

Gli incendi boschivi negli ultimi decenni sono notevolmente aumentati rispetto al passato.  Quali le cause?

Un tempo i boschi e le foreste erano regolarmente ripuliti da tutto il residuo secco: era legna adatta alla carbonizzazione in loco, legna da ardere e fasciame per uso domestico. Il bosco cioè, veniva ripulito da ogni rifiuto vegetale, potenziale esca o ”alimento” per gli incendi. Inoltre i terreni agricoli marginali, prossimi a boschi e foreste, erano ancora regolarmente coltivati mentre successivamente, a causa della scarsa redditività, sono stati abbandonati e lasciati preda per l’invasione di una vegetazione spontanea annuale o poliennale che, seccando, diviene facile esca per il propagarsi del fuoco. In passato l’accessibilità ai boschi ed alle foreste era difficoltosa e quindi limitata agli addetti alle lavorazioni in loco, ai raccoglitori di legna e fasciame, ai ricercatori di funghi e di altri frutti di montagna, ai cacciatori. Oggi, l’espansione dei centri abitati, il miglioramento delle condizioni economiche, il desiderio crescente di fuga dai centri urbani congestionati, l’insediamento in montagna di impianti sempre più invasivi per lo svago e lo sport, hanno comportato una riduzione delle aree a bosco e, a causa della maggiore e magari incontrollata presenza antropica, anche un degrado del bosco con parziale perdita delle proprie funzioni ed un’accresciuta predisposizione agli incendi. Insomma, un “escursionismo” di massa, poco preparato, poco educato al rispetto dei sensibili equilibri del bosco ed alla sua facile vulnerabilità, ha comportato varie forme di aggressione che, certamente, hanno profondamente alterato gli equilibri esistenti. Così il bosco è divenuto un sistema molto fragile, facilmente aggredibile.

 Il fenomeno degli incendi, imponente in tutta Italia, è particolarmente frequente in Calabria. Basta dare un’occhiata ai dati rilevati dal Corpo Forestale dello Stato relativamente al periodo 1975-2001: sono stati contati 31.128 incendi (una media annuale di 1.112) che hanno interessato una superficie di 332.673 ettari, di cui 182.434 a bosco.

I tipi d’incendio

 Le cause dell’incendio sono classificate in quattro tipologie: naturali, dolose, colpose, di origine ignota.

Gli incendi attribuibili ad eventi naturali sono veramente pochi: in genere inferiori all’1% e causati quasi esclusivamente dai fulmini. Gli incendi dolosi sono opera di piromani eccitati dalla visione delle fiamme ed ancor più nell’osservare l’attività dei mezzi aerei che intervengono per spegnerle. Ma possono esserci anche altre cause: ritorsioni o rancori tra privati o nei confronti di enti pubblici; il tentativo di estendere la superficie a coltura o a pascolo sottraendola al bosco; il desiderio o la speranza di ricavarne aree edificabili.

Incendi colposi. Costituiscono la più elevata percentuale. Sono da ricondurre a  comportamenti umani che pur finalizzati ad attività più o meno lecite finiscono per ignoranza, negligenza, imperizia, pigrizia, a provocare un incendio. Questi i casi più ricorrenti:

  • bruciatura delle ristoppie e del materiale di risulta di operazioni agricole (ripulitura oliveti, castagneti);
  •  bruciatura delle erbe e dei cespugli nelle aree a pascolo al fine di rinnovare lo strato erbaceo oppure per favorire la raccolta di lumache o favorire i rigetti di asparagi ed altri prodotti tipici delle singole aree;
  •  abbandono di mozziconi di sigarette o fiammiferi ancora accesi oppure fuochi ancora non completamente spenti in occasione di gite, picnic, escursioni, battute di caccia;
  • utilizzazione del fuoco per “stanare” la selvaggina e costringerla a percorsi preordinati;
  •  accensione di petardi, razzi, brillamento di mine o esplosivi;
  •  abbruciamento di materiale in discariche abusive.

Una possibile strategia

Come far fronte, allora, al rischio incendi?

Tre gli strumenti di una strategia efficace: previsione, prevenzione, lotta vera e propria.

Previsione

Innanzitutto la mappatura del territorio al fine di conoscere il possibile verificarsi di incendi ed organizzare le aree più a rischio per un intervento tempestivo ed efficace. Una prima valutazione è di tipo statistico: laddove negli anni si sono verificati incendi è molto probabile che si ripetano; più improbabile che gli incendi si sviluppino in aree dove mai si sono verificati. Altri fattori da analizzare sono gli agenti atmosferici (temperatura, umidità, venti dominanti), la presenza di materiale facilmente combustibile, il tipo di soprassuolo e la sua reazione al fuoco, il pregio più o meno elevato del bosco e della foresta. In linea di massima le aree più a rischio nella regione Calabria sono i territori, boscati e non, posti nella fascia altimetrica da 300 a 900/ 1000 metri. E una parte cospicua del territorio regionale nel quale l’alta collina e la montagna sono predominanti. Qui si trovano le formazioni boschive più deboli, che maggiormente hanno subìto l’azione antropica, molto prossimi ai centri abitati, ai terreni agricoli, coltivati, scarsamente coltivati o abbandonati e divenuti spesso preda del pascolo.

Prevenzione

Gli interventi di prevenzione possiamo così sintetizzarli: informazione e sensibilizzazione, manutenzione dei boschi, ripulitura di fasce adiacenti alla rete viaria e ferroviaria, apertura e manutenzione dei viali parafuoco, sorveglianza del territorio.

Informazione e sensibilizzazione

La conoscenza dell’importanza dei boschi e delle foreste e dell’azione devastante provocata dagli incendi sono indispensabili per una presa di coscienza della necessità di sentirsi tutti impegnati per contrastare il fenomeno incendi. Spesso gli incendi sono causati da comportamenti umani, anche in perfetta buona fede da parte di chi li mette in atto. È necessario, allora, che ciascuno sia consapevole che lasciare fuochi ancora accesi in aree boscate o a queste prossime, magari dopo aver consumato una colazione, riscaldato il proprio corpo infreddolito dal freddo e dall’umidità, asciugato i propri indumenti, così come lanciare sigarette o fiammiferi ancora accesi fuori dai finestrini delle automobili, bruciare rifiuti o residui delle operazioni agricole, bruciare l’erba secca dei pascoli,sono comportamenti che possono essere causa d’incendi. É importante, allora, essere a conoscenza dei comportamenti da adottare nel caso si avvisti o si sia a conoscenza di un incendio: le autorità da informare, i rispettivi numeri telefonici, o molto più semplicemente sapere che il pronto intervento del Corpo Forestale dello Stato risponde al numero 1515 a chiamata gratuita. In prossimità del periodo di massima pericolosità (coincidente con i mesi di luglio, agosto e settembre) una campagna di informazione e sensibilizzazione viene promossa sui media: spot su emittenti locali e nazionali, inserti sulla stampa, comunicati, manifesti…Per un’azione a medio e lungo termine si opera con convegni, incontri con le scolaresche, divulgazione di opuscoli destinati soprattutto ai più giovani. È importante, infatti, creare una consapevolezza nuova in particolare nei giovani i cui comportamenti possono influenzare positivamente anche quelli degli adulti.

Manutenzione dei boschi

Innanzitutto è da considerare che un bosco ben costituito, meglio se misto anziché mono specifico, in buon equilibrio ecologico, resiste meglio al fuoco, per cui ogni azione che tende a migliorare il bosco è già un’azione di prevenzione. Il verificarsi di un incendio è condizionato, come già detto, dall’esistenza di materiale combustibile. Per tale motivo, in fase di prevenzione è necessario con i lavori di manutenzione del bosco procedere al taglio e all’asportazione del materiale secco, sia erbaceo che legnoso, al taglio dei cespugli che possono favorire il propagarsi di incendi, al taglio dei rami secchi in prossimità del suolo. Operazioni di prevenzione sono pure quelle che tendono ad eliminare la vegetazione erbacea e cespugliosa prossima alla viabilità, di qualsiasi tipo, che attraversa o è prossima alle aree boscate o che si trova lungo le scarpate o in vicinanza delle linee ferroviarie. Per limitare le possibilità di propagazione di un incendio, vengono create delle fasce parafuoco allo scopo di isolare il bosco dalle aree non boscate in modo che il fuoco che su queste ultime si sia sviluppato non si propaghi all’interno del bosco. Fasce Parafuoco sono anche all’interno dei boschi, con l’obiettivo di formare dei comparti isolabili. Le fasce parafuoco – viene portato a nudo il terreno, in modo che il fuoco non possa attecchire – hanno ampiezza variabile in funzione del tipo di vegetazione (altezza media delle piante, densità, tipo di formazione, presenza di cespugliame, pendenza del terreno…), e spesso vengono costituite lungo la viabilità esistente nei boschi in modo da limitare le superfici scoperte da vegetazione. La dotazione delle aree boscate di un’idonea ed efficiente viabilità interna assolve anche alla funzione, al pari delle fasce parafuoco, di prevenzione. Si garantisce, inoltre, un più facile avvicinamento all’incendio e l’impiego di autobotti ed altri mezzi da terra.

Controllo del territorio

Qualora, comunque, si sviluppi un incendio, occorre, ovviamente, intervenire il più presto possibile per isolarlo e spegnerlo. Per ottenere un avvistamento sollecito viene predisposto un sistema di vedette con il compito di controllare e vigilare. L’orografia accidentata della regione presenta molte difficoltà per un controllo totale e valido del territorio, ma la collocazione delle postazioni in punti elevati diminuisce notevolmente tali difficoltà. Le postazioni sono della forma, struttura e consistenza più varia. Esistono postazioni in muratura con torrette di avvistamento alte fino a 12 metri, con annessi locali di servizio, stazione radio ricetrasmittente, invaso d’acqua per l’approvigionamento idrico delle autobotti e degli elicotteri; postazioni con torrette in legno di altezza variabile da sei a nove metri con strutture di servizio in legno; postazioni poste in località libere da vegetazione da dove, senza necessità di sollevarsi dal suolo, è comunque garantito un vasto orizzonte. Alla postazione di vedetta prestano servizio due elementi scelti ed addestrati tra il personale forestale. l turni di servizio sono due, di otto ore ciascuno, coprendo, di regola, un arco temporale dalle ore 6 alle 22. Il servizio di avvistamento viene attivato per tutto il periodo dichiarato di massima pericolosità, solitamente dal 15 giugno al 15 ottobre. Il controllo del territorio e l’avvistamento degli incendi avviene anche dal cielo attraverso l’impiego di aerei leggeri che nelle ore di maggiore criticità, sorvolano il territorio segnalando via radio eventuali focolai o incendi non avvistati dalle vedette a terra, non trascurando di segnalare anche eventuali movimenti sospetti, persone che si allontanano dal luogo dell’insorgere del fuoco, l’esatta posizione dell’incendio, le possibili via di accesso e quant’altro necessario per un intervento tempestivo ed efficace.

Il rifornimento idrico

L’impiego di autobotti e mezzi aerei presuppone la possibilità dì disporre di punti di rifornimento idrico. Per gli aerei ad ala fissa sono necessari punti acqua di grande estensione e adeguata profondità in quanto il mezzo si rifornisce d’acqua direttamente in volo radente la superficie. Il rifornimento è possibile soltanto in mare o sui laghi della Sila. Per gli elicotteri, cui è consentito il voto verticale ed il prelievo del liquido attraverso una benna portata al gancio, sono sufficienti specchi d’acqua anche di dimensioni ridotte, purché sufficientemente liberi intorno di vegetazione. Per l’approvvigionamento idrico delle autobotti, avvenendo il rifornimento per pescaggio con tubo aspirante, è importante che vi sia una adeguata riserva idrica ed un livello sufficiente per non aspirare anche parti solide. l punti di rifornimento idrico esistenti nella regione sono tutti censiti secondo la tipologia idonea a ciascun tipo di mezzo impiegato. La rete dei punti acqua è ancora insufficiente per cui altri bisogna che ne siano reperiti o costruiti. L’elicottero, mezzo molto versatile per la lotta contro gli incendi boschivi, manifesta tutta la propria potenzialità solo se i punti di rifornimento idrico sono distanti non più di 3-4 minuti di volo. Distanze maggiori, richiedendo maggior tempo per il rifornimento e quindi intercorrendo tempi lunghi tra un lancio ed il successivo, costituiscono un handicap per l’azione di spegnimento: le fiamme, infatti, hanno il tempo di riprendersi e vanificare, quasi del tutto, l’intervento. Alla carenza di punti di rifornimento idrico si sopperisce con l’uso di vasconi in tela. Ne esistono di dimensione variabile da tre a 25 metri cubi e oltre. Sono strutture mobili, facili da montare, rimosse e riposte in magazzino a fine stagione.

Mezzi impiegati per lo spegnimento

l mezzi aerei nella completa disponibilità della Regione Calabria sono gli elicotteri leggeri. Normalmente ne vengono noleggiati cinque, con una portata al gancio di 600/800 litri. Dei cinque, quattro per il solo periodo di grave pericolosità ed uno per un periodo più ampio o per tutto l’anno. Gli elicotteri fanno base in punti strategici in modo che tutto il territorio regionale sia sufficientemente coperto. Di norma le basi sono sul Pollino (Morano Calabro); in Sila Grande, (Spezzano della Sila – Camigliatello); a Crotone (aeroporto Sant’Anna); nelle Serre vibonesi (Mongiana); in Aspromonte (Santa Eufemia d’Aspromonte, località Cucullaro). I mezzi terrestri sono costituiti dalle classiche autobotti in tutto simili a quelle utilizzate dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e talune con caratteristiche che le rendono più versatili all’impiego in zone montane spesso servite da strade strette e col fondo in terra.

Dipartimento della Protezione Civile – C.O.A.U.

Presso il Dipartimento della Protezione Civile di Roma è stato istituito il C.O.A.U. (Centro Operativo Aereo Unificato) che ha a disposizione velivoli ad ala rotante o fissa, inviati, a richiesta delle Regioni, per lo spegnimento di incendi per i quali i mezzi locali siano insufficienti a fronteggiare la situazione. l velivoli utilizzati sono di vario tipo e di diversa provenienza, taluni sono di proprietà o noleggiati dallo stesso C.O.A.U., altri sono di proprietà del Corpo Forestale dello Stato, altri provengono da Esercito Italiano, Marina Militare, Finanza… Il mezzo più impiegato è il Canadair CL 415, velivolo ad ala fissa, con serbatoio della capacità di 5.000 litri, molto versatile, ma non in condizioni di poter frazionare il proprio carico. Ha bisogno, come detto già in precedenza, di un grande specchio d’acqua ed in Calabria spesso ha come punto di riferimento per l’approvvigionamento il mare. Altro mezzo ripetutamente impiegato, è il G 222, ad ala fissa. Decolla già approvvigionato con liquido ritardante. La capacità dei serbatoi è di 6.000 litri ed il getto può essere frazionato. È meno versatile del Canadair per l’impossibilità di approvvigionarsi di liquido in volo, il che lo rende adatto solo per interventi particolari. Un altro velivolo molto utilizzato è il CH 47 messo a disposizione del C.O.A.U. dall’Esercito Italiano; è velivolo a doppia ala rotante, dotato di buona versatilità e capace di liberare per ogni lancio circa 5.000 litri di liquido. Di recente sono stati anche utilizzati velivoli ad ala rotante con grande capacità di trasporto (9.000 litri) come l’elicottero tipo S-64 F, costruito con funzione principale di lotta agli incendi del bosco.

Mezzi di comunicazione

 Già negli anni ’60, la Calabria, prima in Italia, per iniziativa dell’allora Ufficio Legge Speciale Calabria del Corpo Forestale dello Stato, possedeva una rete di radiocomunicazioni di servizio tra le varie strutture operative. Una serie di ponti radio coprivano tutto il territorio regionale, mentre di apparecchiature fisse e portatili erano dotati i centri di ascolto, gli autoveicoli, le squadre d’intervento. La rete, oggi, è attiva soltanto in parte a motivo dell’eccessiva onerosità della manutenzione. C’è l’esigenza di realizzare opere di ammodernamento e di poter disporre di ulteriori frequenze radio. Per le zone ove il funzionamento della rete è insufficiente, suppliscono i telefoni cellulari messi a disposizione dalla Regione Calabria.

Organizzazione della lotta contro gli incendi del bosco

La lotta contro gli incendi boschivi, oltre che alla S.O.U.P. è affidata ai Centri Operativi Provinciali (C.O.P.), alle vedette, ai Centri di Ascolto, alle Squadre di pronto intervento. Della S.O.U.P., del C.O.A.U., è stato già detto. Entrambe le strutture operano in permanenza 24 ore su 24. Il C.O.P. ha, a livello provinciale, le stese funzioni della S.O.U.P. e coordina tutti i mezzi e le strutture operative presenti nella provincia. Normalmente opera dalle ore 06 alle ore 22. Delle Vedette è già stato riferito in precedenza trattando della prevenzione. Resta da dire, ora, della organizzazione e delle funzioni del Centro di ascolto e della Squadra di pronto intervento.

Centro di ascolto

Costituisce l’anello intermedio tra la Vedetta ed il Centro Operativo Provinciale. È ubicato in un centro urbano ove ha sede anche un Comando di Stazione Forestale. È dotato di apparati radio ricetrasmittenti fissi e di telefono cellulare. Normalmente comunica con varie postazioni di vedetta esistenti nel proprio territorio e con il C.O.P

Squadra di Pronto intervento

Costituisce l’unità operativa per eccellenza. È costituita da nove o più elementi normalmente allertati nelle ore centrali dei giorni in cui maggiore è valutato il rischio incendi. In ogni caso è garantita la reperibilità della Squadra in qualsiasi momento. l lavoratori forestali impiegati nelle Squadre sono rigorosamente selezionati ed ormai hanno acquisito una grande esperienza sul campo. Sia i componenti delle squadre che gli addetti alle vedette ed alle autobotti, sono dotati di dispositivi di protezione individuale: una tuta resistente alle alte temperature, scarponi o stivaletti con forte presa sul terreno e pure resistenti al calore, copricapo ed elmetto, occhiali, maschere, guanti, cinturone con ganci ed anelli per gli attrezzi. La squadra opera sotto la guida di uno dei componenti che funge da responsabile e che decide le modalità di intervento, in accordo con il personale del Corpo Forestale dello Stato quando presente.

Schema operativo degli interventi

Le segnalazioni d’incendio pervengono al Centro Operativo Provinciale il quale conosce e coordina tutte le strutture ed i mezzi a disposizione sul territorio di propria competenza. Il responsabile della squadra o il direttore delle operazioni di spegnimento è in costante contatto con il C.O.P. il quale in relazione all’evoluzione dell’incendio può decidere l’intervento di altri operatori o altri mezzi, ovvero chiedere alla S.O.U.P. l’intervento del servizio aereo nazionale. Dopo che l’incendio è circoscritto e spento, ove non siano richiesti interventi urgenti per altri incendi, si procede alle operazioni di bonifica, provvedendo a spegnere completamente o isolare tutti i possibili focolai. Quando tutte le operazioni sono state ultimate gli uomini con i loro mezzi fanno ritorno alle proprie basi, probabilmente molto stanchi, sicuramente con il corpo e gli indumenti annerite dalla fuliggine, talvolta con qualche piccola ferita, ma soddisfatti per aver salvato un bosco, felici per aver contribuito a mantenere verde il nostro pianeta, gioiosi perché la vita continua.